Varanasi (Vogatore di Varanasi)

2014

Il primo anno in cui Konopka scopre un’inattesa inclinazione verso la pittura, coincide con il periodo di distacco dalla realtà fino a poco prima vissuta, per conoscere se stesso attraverso il viaggio. Dal Cammino di Santiago, momento rivelatorio della sua nuova identità artistica, si sposta verso Oriente dove visita luoghi che restano per sempre nella sua interiorità. L’opera Varanasi racconta l’incanto da lui percepito nell’osservare la semplice quotidianità della donna che rema sulla tipica canoa con tutta la naturalezza di chi quell’azione la compie ogni giorno, con serenità e tranquillità, nella calma dell’avere tutto già certo, tutto già previsto, senza desiderare l’impossibile bensì amando il possibile. Dal punto di vista stilistico l’opera è molto legata alla figurazione, l’immagine è chiara, anche se il colore, fresco, vivido e acceso, comincia già a tendere verso l’Espressionismo, sia per le tonalità scelte che per la pennellata veloce, quasi urgente che sfuma i contorni con un tratto lineare, quasi geometrico eppure sfaccettato, frammentato come a voler scomporre e ricomporre l’immagine secondo il sentire di Konopka. La scena appare così in movimento, anche se l’attenzione è focalizza sull’immagine della donna che cattura l’attenzione dell’osservatore che, un attimo dopo si espande a tutto il resto, dal fiume lento agli oggetti che lei porta con sé, dai remi abilmente utilizzati alla canoa sotto di lei.

Marta Lock – critica d’arte, romanziera, aforista, saggista, recensionista, e scrivo di socio-psicologia

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